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sabato 16 novembre 2013
La Cirenaica ha formato un governo autonomo
La Cirenaica, regione orientale della Libia già proclamatasi autonoma nei mesi scorsi, ha annunciato di aver formato un governo. La notizia è stata resa nota oggi dal Consiglio della Cirenaica in conferenza stampa.
Il neo governo, spiegano i responsabili, è composto da 23 ministri e rappresenterà tutte le città e i gruppi sociali della Cirenaica che sarà divisa in quattro distretti: Bengasi, Montagna Verde, Tobruk e Ajdabiya.
domenica 10 novembre 2013
La Libia delle tribù e la forza economica della Cirenaica
La milizia della città costiera di Misurata, che pretende molto dalla nuova Libia. Perché Misurata è stata la città che ha subito le perdite maggiori durante la rivoluzione.
Ma anche quella di Misurata, per quanto forte, non è che una fra le tante milizie, armate fino ai denti, che proliferano in una terra da secoli mosaico di lingue e tribù. E a questo punto la domanda sorge spontanea: chi le sostiene, anche finanziariamente?
«L’opinione, piuttosto diffusa, è che il Qatar stia armando determinate milizie» spiega Gurdon a Linkiesta.it. E in Libia, come anche in Siria, la superpotenza tascabile del Golfo predilige i gruppi islamisti. «Le milizie legate agli islamisti, in certi casi ad Al Qaeda – continua Gurdon – stanno cercando di rendere alcune zone della Libia ingovernabili. La maggior parte di queste si trova nell’est del Paese ».
Cioè in Cirenaica. Dove c’è anche l’80% del petrolio libico. Pur non avendo il totale controllo degli impianti petroliferi dell’est, le milizie sono comunque in grado di influire pesantemente sulle esportazioni, e azzerare così gli introiti provenienti dalla vendita del petrolio, essenziali per la sopravvivenza del governo centrale di Tripoli. Secondo il Fondo Monetario Internazionale, infatti, nel 2012 il settore degli idrocarburi ha rappresentato il 96% delle entrate del governo e il 98% del guadagno proveniente dall’export del Paese.
Ed è proprio l’oro nero ad alimentare le aspirazioni di autonomia della Cirenaica.
In Cirenaica l’anno scorso é stato creato il Consiglio di transizione cirenaico (CTC), in contrapposizione al Consiglio nazionale di transizione (CNT) alla temporanea guida della Libia. Il CTC reclama una Libia federale come quella precedente al golpe di Gheddafi del 1969. Secondo Gurdon, sarebbe proprio il CTC a bloccare i porti libici. Ostacolando l’export di petrolio e tenendo così sotto scacco l’economia nazionale.
Letta attacca la Libia sul tema dei controlli dei migranti
Enrico Letta, tre settimane fa, ha attaccato la Libia sul tema dei migranti, che proprio dalle coste libiche si imbarcano verso il canale di Sicilia. «Non vogliamo, né accetteremo dalle autorità libiche mezze risposte o risposte insufficienti», «non è immaginabile che ci siano dalla Libia atteggiamenti meno che cooperativi». «Vogliamo risposte molto forti, abbiamo intenzione di essere molto attenti alle coste e ai porti libici - ha spiegato Letta -. Per noi il pattugliamento del mare non è quello delle acque attorno a Lampedusa o alla Sicilia ma andare a far sì che le autorità libiche si assumano le responsabilità, andare lì fino all'estremo».
domenica 3 novembre 2013
L'Egitto ha chiuso la frontiera con la Libia
L'Egitto ha chiuso la frontiera di Salloum con la Libia dopo il sequestro di 20 lavoratori egiziani nella città libica di Ajdabiya da parte di uomini armati che chiedono la liberazione di alcuni prigionieri libici detenuti in Egitto. Secondo i media sarebbero più di 70 i camionisti rapiti in diverse occasioni dalla milizia, che ha minacciato di ucciderli o di rapirne altri qualora il governo egiziano non rilasci i detenuti.
domenica 27 marzo 2011
Discorso di Gheddafi alla televisione Libica
Dopo le prime rivolte e repressioni delle stesse si sa che Muammar Gheddafi non si dimetterà. Lo ha annunciato lo stesso colonnello in un discorso alla Tv di Stato di cui vorrei riportare solo alcune frasi, delle quali, onestamente, non tutte sono demenziali. Ma non le riporto per questo, semplicemente per aumentare le possibilità che non vengano dimenticate, che é poi lo scopo di tutto il blog: diffondere e conservare. «Gheddafi non ha incarico per essere dimesso, è il leader della rivoluzione», dice di sé stesso durante il suo discorso.
Anche l'Italia, allora grande impero, è stata sconfitta dalla Libia, e Muammar Gheddafi non lascerà la sua terra.
«Volete che gli americani occupino il Paese come hanno fatto in Somalia e Afghanistan? Uscite e portate questi ratti in prigione, sono una minoranza»
Intanto fino a quel momento (22 febbraio), erano già circa un migliaio i dimostranti uccisi a Tripoli durante le manifestazioni anti-regime.
Rivolta in Libia
Praticamente impossibile riuscire a farne una cronologia senza perdersi qualcosa:
20 febbraio: iniziano gli scontri.
21 febbraio: 250 morti a Bengasi e migliaia di feriti.
22 febbraio: bombe su Tripoli. L'ambasciatore libico all'ONU parla di "genocidio". I palazzi del potere a Tripoli sono in fiamme. Le multinazionali straniere iniziano il rimpatrio dei dipendenti. Le industrie italiani e tutte le ambasciate straniere in Libia si apprestano a fare lo stesso.
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