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lunedì 25 novembre 2013

Passa di mano la base italiana in Afghanistan di Farah



Gli ultimi militari italiani stanno lasciando definitivamente la base avanzata "Dimonios" di Farah, nell'ovest dell'Afghanistan. L'ufficialità del passaggio è avvenuta il 27 ottobre con una cerimonia che di fatto ha sancito il definitivo passaggio di responsabilità nel settore della sicurezza del territorio, affidato dal 2006 ai militari italiani. Questa cerimonia, si riferisce in una nota, ha segnato anche l'inizio del rientro in patria di 800 uomini, come parte del ridimensionamento del dispositivo del contingente che proseguirà fino alla fine del 2014 come stabilito dall'Alleanza atlantica durante il summit di Chicago del maggio 2012.

domenica 10 novembre 2013

Afghanistan: dei26 candidati a presidente, sono stati accettati solo 10



La Commissione elettorale (Iec) afghana ha confermato la validita' della candidatura di dieci delle 27 personalita' registratesi per le elezioni presidenziali previste per il 5 aprile 2014, squalificando i restanti per carenze nella documentazione. Lo ha appreso l'ANSA da una fonte della stessa Commissione. I principali aspiranti a succedere a Hamid Karzai - Abdullah Abdullah, Abdul Rahim Wardak, Ashraf Ghani Ahmadzai, Zalmai Rassoul e Qayum Karzai - sono stati invece ammessi.

domenica 3 novembre 2013

Chiusa in via precauzionale l'ambasciata tedesca in Afghanistan



L'ambasciata tedesca a Kabul è stata chiusa temporaneamente in via «precauzionale» nel timore di un attacco terroristico contro la rappresentanza diplomatica nella capitale afghana. Lo ha comunicato il ministro tedesco della Difesa Thomas de Maiziere, come riporta l'agenzia di stampa Dpa. Il ministro ha parlato di «adeguate misure precauzionali» per «proteggere i cittadini tedeschi». A Kabul almeno due civili, tra i quali una donna, sono morti e altrettanti sono rimasti feriti in un attacco rivendicato dai Talebani contro un convoglio straniero all'esterno del compound Green Village, che solitamente ospita personale straniero.

Nuovo attacco a base italiana in afghanistan



Una pattuglia di militari del contingente italiano in Afghanistan è stata attaccata il 21 ottobre pomeriggio alle ore 15,30 locali 5 chilometri a sud della base operativa avanzata di Shindand, nell’area ovest del Paese asiatico affidata al comando italiano nell’ambito della missione Isaf.
Il conflitto a fuoco è durato circa 30 minuti. A supporto dei militari sono intervenuti anche due aerei della forza Isaf della Nato e gli elicotteri d’attacco italiani A129 Mangusta della Task Force Fenice. Cessato il fuoco, la pattuglia è rientrata nella base di Shindand, senza riportare feriti. 

sabato 19 ottobre 2013

KAMIKAZE A KABUL


Un kamikaze afghano si é fatto esplodere il 17 ottobre nei pressi di un edificio sorvegliato dove lavoravano civili stranieri. Due i morti civili. Immediata la reazione della polizia afghana. L'edificio si trovava nella zona dell'aeroporto della capitale

ATTENTATO ALLA BASE ITALIANA DI SHINDAND IN AFGHANISTAN


La missione NATO AISAF, che aiuta i militari afghani a combattere i ribelli talebani, ha affidato all'Italia la zona orientale del paese e in particolare le province della bellissima città di Herat e quella più desertica di Farah. Una delle basi principali é quella di Shindand, sulla quale l'altro ieri sono stati lanciati due missili dei ribelli. Fortunatamente non ci sno stati gravi danni se non la rottura di alcuni vetri della torretta di controllo.

Nello stesso giorno il Ministro Italiano per la Difesa Mario Mauro ha spiegato che durante il 2014 i soldati italiani occupati in Afghanistan scenderanno a 1.800 unità.
Effettivamente il 2014 é l'ultima anno di attività dell'AISAF.

A partire dal 2015 quindi, se il Parlamento la approverà, sarà possibile una campagna non per aiutare gli afghani a combattere per per sostenere lo sviluppo del paese.

Quanto costerà questa iniziativa al di fuori della NATO?

domenica 27 marzo 2011

Terre rare nell'Helmand dell'Afghanistan


Il sottosuolo della provincia dell’Helmand, regione dell'Afghanistan controllata di fatto dai Talebani vale 3 mila miliardi di dollari, grazie alla presenza delle Terre rare, 17 minerali strategici utilizzati in ogni campo dell’elettronica, dai cellulari alle auto ibride, dai missili ai monitor.
L’Helmand é grande quanto Lombardia e Veneto messe insieme, cuore del surge dell’etnia pashtun, dove si produce fino al 50% dell’oppio afghano. In questa provincia nel 2009 gli angloamericani hanno lanciato un’offensiva, forte di 15 mila soldati. Uno sforzo che si è dimostrato inutile. Nel 2010 l’attacco è così ripartito con il più grande trasporto di truppe via aerea dopo il Vietnam. 
E' una zona ricca anche di oro e rame (30 miliardi di riserve a Zana Khan). Al momento non si parla di uranio, mentre nella provincia di Herat, sotto controllo italiano, vi sono depositi di litio per 60 miliardi.
Fino al 2009, il 97% delle Terre rare mondiali era estratto ed esportato dalla Cina, che ne aveva fatto il proprio petrolio. I bassi costi di estrazione avevano determinato l’abbandono dei giacimenti di Mountain Pass in California e in altre nazioni produttici. Ma due anni fa la Cina ha pesantemente ridotto l’export, concentrandosi sulla produzione interna prevedendo un rialzo futuro dei prezzi.
Il mercato di questi elementi è infatti destinato a triplicare nei prossimi 20 anni e la domanda supera già l’offerta: mentre si cercano di riattivare le miniere americane e gli europei guardano all'Africa, la valle dell’Helmand è diventata l’Ultima Thule dei mercati hi tech.
Non per niente, un'ampia delegazione britannica si è recentemente incontrata col ministro afgano per le Miniere Wahidullah Shahrani.
L’incontro ha stabilito un'agenda economica utile anche a Kabul, visto che lo sfruttamento del sottosuolo può garantire al governo Karzai entrate meno avvilenti di quelle attuali. Si è deciso di utilizzare i fondi dell’Agenzia del Regno Unito per lo Sviluppo internazionale, l’invio di tecnici e la formazione di personale afghano.
Washington da parte sua intende disporre tre basi permanenti (il che smentisce l’uscita dall’Afghanistan entro 2015). I siti militari statunitensi saranno dislocati in zone strategiche, dove già si trovavano vecchie postazioni sovietiche. La notizia ha provocato nuovi attacchi kamikaze e la  certezza di una reazione militare talebana, con un’offensiva di primavera che inevitabilmente coinvolgerebbe anche le nostre truppe.

sabato 26 marzo 2011

Gli Stati Uniti incominciano a trattare coi Talebani?




Mi spiace per chiunque, ma a meno che la violenza non nasca direttamente dal popolo contro un despota o un governo dittatoriale, beh allora per quanto mi riguarda non esiste e non esisterà mai una guerra giusta.
Se poi, uno, dopo anni e anni insiste a far guerra a far morire centinaia se non migliaia di civili di altri paesi del mondo per non parlare della gente locale, beh, allora é proprio recidivo.
Buffone é invece l'aggettivo che mi viene in mente se qualcuno o qualche governo  dopo aver fatto tutte le cose elencate sopra, ad un certo punto, dopo aver capito che sta spendendo un sacco di soldi in un periodo di crisi, che non riesce a venire a capo della situazione e che non vincerà mai e in ultimo, che altre zone molto più interessanti del mondo "stanno bollendo", allora decide che é ora di cominciare a trattare con quello che é stato il suo peggiore nemico per 10 anni e che hanno sempre descritto come l'AntiCristo, Una bella figuraccia, questa se dovesse essere confermata a livello diplomatico internazionale. Soprattutto dopo che Bush ha invaso lIraq perché era sicuro di trovare bombe atomiche e armi di distruzione di massa....
Ma la finiamo? Voglio dire, sono ben contento che regimi dispotici o fanatici cadano, ma é davvero necessario dover far morire così tante persone per agevolare il loro fallimento? 
In Afghanistan sono cominciate trattative segrete tra emissari dell'amministrazione Obama e capi talebani. Lo ha rivelato oggi il settimanale New Yorker, citando fonti dell'amministrazione.
Interpellato al riguardo dal New Yorker, un portavoce della Casa Bianca ha precisato che la posizione ufficiale degli Stati Uniti è quella espressa venerdì scorso dal segretario di Stato, Hillary Clinton, in un incontro a Washington alla Asia Society.
"Mi rendo conto che riconciliarsi con un avversario brutale come i talebani può suonare disgustoso, perfino inimmaginabile - aveva affermato Hillary Clinton -. La diplomazia sarebbe facile se dovessimo parlare solo con gli amici, ma non è così che si costruisce la pace"

domenica 13 febbraio 2011

Il Word Press Photo Award del 2011


Ecco la fotografia che ha vinto il Word Press Photo Award del 2011. Se non fosse l'importanza della testimonianza, la prova di ció che senza motivo succede a persone indifese nel mondo, non ci sarebbe nulla da premiare.
Ma la cronaca, il rendere al corrente l'opinione pubblica s quello che sta accadendo, é la cosa piú importante. Bibi Aisha é la ragazza che vedete ritratta nella foto. Ha 28 anni, ma la sua disgrazia incomincia quando ne aveva 16: viene data in moglie a un talebano che la maltratta, cosí come fa anche la sua famiglia. Bibi, nata e cresciuta a Uruzgan in Afghanistan, decide di scappare, ma purtroppo viene ritrovata. La condanna, inflittale da un giudice talebano, comporta il taglio del naso e delle orecchie. 
Venne in seguito abbandonata e sono stati gli operatori umanitari a salvarla e a portarla in America, dove diverse cliniche si sono offerte di pensare ad una ricostruzione facciale pro bono. Ma non é questo il problema piú grande di Bibi: chi penserá a ricostruire la sua fiducia nel mondo e in sé stessa?

La foto è opera della fotoreporter sudafricana Jodi Bieber che per questo scatto si è aggiudicata anche la copertina del Time del primo agosto 2010.