Visualizzazione post con etichetta Francia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Francia. Mostra tutti i post
domenica 17 novembre 2013
Iniziativa Tedesco - Brasiliana all'ONU per estendere la Convenzione sui diritti civili e politici a Internet estesa ad altri 19 stati
Ha fatto proseliti l'iniziativa lanciata ieri da Germania e Brasile alle Nazioni Unite per far votare all'Assemblea Generale una risoluzione in difesa delle liberta' individuali, che indirettamente condanni le attivita' di spionaggio elettronico della National Security Agency americana. Oggi, informa la rivista Foreign Policy, a Brasilia e Berlino si sono aggiunti altri 19 Stati pronti a sottoscrivere il testo. Tra questi, stretti alleati degli Usa, come Francia e Messico - entrambi pero' vittime delle attivita' di intercettazione della National Security Agency - che ostili come Cuba e Venezuela. Tra gli altri Paesi sostenitori dell'iniziativa, Argentina, Austria, Bolivia, Ecuador, Guyana, Ungheria, India, Indonesia, Liechtenstein, Norvegia, Paraguay, Sudafrica, Svizzera e Uruguay.
Il testo non citera' esplicitamente lo scandalo Nsagate ma chiedera' di estendere "la Convenzione Internazionale sui diritti civili e politici", del 1976, alle attivita' internet.
Al via la missione Hydre in Mali
Le truppe francesi e della missione ONU (MINUSMA), con la collaborazione dell’esercito di Bamako, hanno lanciato una vasta offensiva contro gli islamisti arroccati nel Nordest del Paese. L’Operazione “Hydre”, a lungo pianificata, dovrebbe essere composta da almeno 1.500 uomini, ma ancora non ci sono certezze neppure su quando sarebbe cominciato l’attacco. Le truppe francesi sono in Mali dal gennaio 2013, quando l’eterogeneo fronte avverso a Bamako, composto sia da islamisti (AQIM, MUJAO, Ansar Dine…), sia da indipendentisti dell’Azawad, giunse a minacciare direttamente la capitale. A luglio, la Francia cedette parte delle responsabilità alle Nazioni Unite, che favorirono la creazione di un contingente africano. Tuttavia, la situazione è ancora piuttosto complessa. In primo luogo, difficilmente Parigi riuscirà a rispettare la riduzione dei soldati in Mali da 3.200 a 1.200 a febbraio, poiché Bamako sconta una fortissima dipendenza dai francesi per la sicurezza e il sostegno alle Istituzioni. Inoltre, MINUSMA ha di per sé varie incognite, tra la quali la reale entità del mandato, non chiaro circa i compiti del contingente. Un’altra problematica è costituita proprio dalla gestione del potere nel Paese: il Governo ha favorito la riabilitazione del capitano Sanogo e dei suoi uomini, autori del colpo di Stato nel 2012 che precedette la crisi nell’Azawad.
L’intervento francese, per esempio, non mira tanto alla facilitazione di un percorso di riconciliazione nazionale, quanto al contrasto dei gruppi combattenti e alla priorità della sicurezza, una tendenza che potenzialmente estenderà il conflitto armato nel tempo e rimanderà nel futuro l’integrazione tra le regioni del Nord e quelle del Sud. In questo senso, sarà interessante comprendere come si muoveranno i tuareg, i quali, dopo aver rotto l’alleanza con gli islamisti, hanno cominciato a collaborare con i francesi: non è da escludersi che a monte vi sia un qualche accordo sulla base di promesse allettanti in tempo di guerra, ma irrealizzabili in tempo di pace.
sabato 16 novembre 2013
Il mondo contro gli USA per la questione Datagate: una parte dei rapporti bilaterali
Una delle ultime tempeste sulle intercettazioni a tappeto di mail e telefonate ha colpito la Francia.
Difficile giustificare come «monitoraggio anti-terrorismo», 73 milioni di email e conversazioni telefoniche di cittadini transalpini passate al setaccio dalla Nsa in meno di un mese (dal 10 dicembre 2012 all'8 gennaio 2013), come ha rivelato il quotidiano Le Monde.
Il presidente Hollande ha espresso «profondo biasimo», per i metodi dell'intelligence Usa. In un incontro rigorosamente a porte chiuse, il ministro degli Esteri francese Laurent Fabius, pur «evitando escalation», ha rinnovato al segretario di Stato americano Kerry la richiesta di«tutte le spiegazioni necessarie» sul caso.
Per ristabilire un «rapporto di rispetto tra partner alleati», l'Eliseo vuole poi che le «operazioni di raccolta delle informazioni siano regolamentate in un quadro bilaterale».
Da Parigi, Kerry è volato a Roma, dove le acque sono meno agitate. Ma non certo calmissime.
All'inizio di ottobre, una delegazione del Comitato parlamentare di controllo sui Servizi segreti (Copasir) parlò con i vertici dell'intelligence americana. Il vicedirettore della Nsa John Inglis, in particolare, raccontò al gruppo in missione negli Usa che l'agenzia intercetta e cattura anche il traffico dall'Italia.
I servizi segreti italiani pare che ne siano pienamente a conoscenza.
In Spagna, la polemica sul Datagate è di difficile gestione per il governo di Mariano Rajoy e rischia di deflagrare in sede europea.
L'esecutivo dei conservatori ha affermato di non «essere a conoscenza» di intercettazioni a tappeto sul territorio iberico. Ma l'opposizione e l'opinione pubblica non credono alle dichiarazioni di Madrid.
Oltre al pressing continuo su Rajoy, si invita Bruxelles ad avviare un'operazione verità sugli Usa.
Ma i venti di guerra più forti spirano Oltreoceano. Dalla sua residenza in Brasile, Glenn Greenwald, ha dichiarato che «tutti i Paesi dell'America Latina sarebbero stati spiati dagli Usa».
In tutta risposta, il presidente messicano Enrique Peña Nieto ha appaltato un'inchiesta interna all'unità cibernetica della polizia e al servizio di controspionaggio per accertare se, durante il governo di Felipe Calderon, funzionari pubblici abbiano favorito la campagna di intercettazioni degli Usa.
Lo stesso faccia a faccia diplomatico fu richiesto, nel luglio scorso, dal Senato brasiliano. Rousseff non è stata per niente tenera con Obama.
Cancellata la sua visita alla Casa Bianca, in programma il 23 ottobre, a settembre la presidente brasiliana ha attaccato frontalmente gli Stati all'Onu. «Siamo di fronte a una grave violazione delle libertà civili e della sovranità nazionale del mio Paese», ha denunciato nel suo discorso.
La Francia chiede un euro meno rigido
Il ministro dell’Industria Arnaud Montebourg che, in una intervista al quotidiano francese Le Parisien, se la prende con la Bce, affermando che l’Eurotower dovrebbe fare quello che ogni governo fa: “aggiustare il tasso di cambio nei nostri propri interessi”.
“L’euro è troppo costoso, troppo forte e un po’ troppo tedesco – ha detto Montebourg – Dovrebbe essere più italiano, francese, e semplicemente europeo”.
Il ministro ha aggiunto che un calo -10% del rapporto di cambio euro/dollaro aumenterebbe la ricchezza nazionale della Francia dell’1,2%, permettendo la creazione di 120.000 nuovi posti di lavoro e la riduzione del deficit di 12 miliardi di euro.
Se poi l’euro scendesse del 20%, la creazione dei nuovi posti di lavoro sarebbe di 300.000 unità e la riduzione del deficit di un terzo.
Montebourg ha messo in evidenza che l’Europa è “l’unica regione al mondo che, cinque anni dopo la crisi, non è tornata a crescere”.
Fine della recessione in Francia
L’economia francese “esce dalla recessione ma rimane fragile”. Lo scrive Standard & Poor’s, che comunque non fa menzione di variazioni del rating sovrano (al momento AA+). Nonostante l’economia francese “sia uscita dalla fase di recessione”, il cammino verso una crescita sostenibile sul lungo termine è “impantanato in mezzo a rischi e incertezze” si legge in un report dell’agenzia di rating. Dopo otto trimestri consecutivi di stagnazione, la Francia ha segnato una crescita del Pil dello 0,5%, “mettendo ufficialmente fine alla recessione”.
La ripresa deve essere molto più robusta anche solo per ripianare il vuoto creatosi dal 2007”, inizio della crisi economica, in termini di Pil. L’agenzia di rating prevede una crescita del Pil francese dello 0,7% nel 2014 e dell’1,4% nel 2015, ancora poco rispetto al 2,3% di media del decennio precedente il 2007. Pesano, tra l’altro, l’alto tasso di disoccupazione e di pressione fiscale, la mancanza di investimenti produttivi, e l’andamento deludente dell’export. “L’economia a fine 2014 sarà ancora del 3,5% circa sotto il suo potenziale di crescita”.
martedì 12 novembre 2013
La Turchia entra in Kosovo dai suoi aeroporti
E' stato inaugurato poche settimane fa il nuovo terminal dell'aeroporto internazionale di Pristina che sarà gestito per 20 anni dalla compagnia franco-turca dell'aeroporto di Lione.
domenica 3 novembre 2013
Datagate: il 21 ottobre tutto inizia da Le Monde e dalla Francia
La Francia ha convocato «immediatamente» l'ambasciatore Usa a Parigi per chiedere spiegazioni sulla registrazione di 70 milioni di telefonate su utenze francesi da parte della National Security Agency americana, di cui ha dato notizia Le Monde.
Fu Le Monde a fornire i dettagli dell'operazione, citando documenti dell'ormai celebre «talpa» dell'Nsa Edward Snowden. Su un periodo di 30 giorni, dal 10 dicembre 2012 all'8 gennaio 2013, 70,3 milioni di registrazioni di telefonate francesi sono state eseguiti dalla Nsa, precisa il sito web Lemonde.fr. «Il futuro spiegherà forse, un giorno, perché Parigi è rimasta così discreta, rispetto a Berlino o Rio, dopo le rivelazioni sui programmi di spionaggio elettronico americano nel mondo. Perché la Francia è stata altrettanto coinvolta e dispone oggi di prove tangibili del fatto che i suoi interessi sono quotidianamente presi di mira», si legge nell'articolo co-firmato dal giornalista di Le Monde Jacques Follorou e da Glenn Greenwald, l'ex columnist del Guardian che per primo ha pubblicato le rivelazioni di Edward Snowden.
E anche il Messico chiede spiegazioni a USA per spionaggio email presidente Felipe Calderon, denunciate dal settimanale tedesco Der Spiegel. «Il governo messicano ribadisce la propria ferma condanna della violazione della privacy delle comunicazioni istituzionali e dei cittadini messicani - si legge in un comunicato diffuso dal ministero degli Esteri - queste pratiche sono inaccettabili, illegittime e contrarie alla legge messicana e al diritto internazionale». Secondo Der Spiegel, l'Nsa avrebbe avuto accesso all'email presidenziale nel maggio 2010, riuscendo così a visionare le comunicazioni di Calderon.
sabato 2 novembre 2013
Italia e Francia nel gas ucraino
Eni ed Edf (Electricité de France), con le compagnie statali ucraine Chornomornaftogaz e Water of Ukraine llc, intendono sviluppare, sulla base di un accordo di produzione congiunta, una serie di giacimenti petroliferi e gasieri nel mare del Nord.
Si tratta dei giacimenti di Subbotina, Mayachna e Kvkazka, tutti nel bacino del mar Nero. Secondo il ministero, l'accordo di produzione congiunta si è reso necessario per la mancanza sia di risorse economiche sia di competenze tecniche per lo sviluppo di questi nuovi grandi depositi di idrocarburi. Il ministero ha spiegato che la copertura finanziaria delle attività dall'esplorazione all'inizio della produzione industriale di ognuno dei quattro giacimenti sarà a carico di Eni ed Edf, che avranno una quota nella produzione del 55%. Le compagnie ucraine poi restituiranno la loro parte di investimento (pari al 45%) scontandola dalle future vendite di idrocarburi.
L'Ucraina ha intenzione di diversificare le sue fonti di approvvigionamento di energia, in particolare aumentando la propria produzione di gas. La chiave è lo sviluppo dei giacimenti in acque profonde nel mar Nero, dove si stima vi siano riserve tra 4 mila e 13 mila miliardi di metri cubi, oltre che investendo sul gas di scisto.
domenica 27 ottobre 2013
L'Arabia Saudita forse rinuncia al suo seggio biennale al Consiglio di Sicurezza ONU
Riad, eletta per la prima volta membro non permanente del Consiglio di sicurezza dell’Onu per un mandato di due anni, ha rinunciato al seggio al Consiglio.
Secondo il governo saudita l’organismo internazionale “è incapace di porre fine alle guerre e a trovare una soluzione dei conflitti”. Chiaro il riferimento alla crisi siriana che in due anni mezzo ha causato migliaia di morti. Una decisione “senza precedenti”, come ha sottolineato la Russia, che non ha digerito la decisione.
La decisione infatti non è stata comunicata ufficialmente, per cui Riad potrebbe cambiare idea.
Il governo turco, che come Riad è un sostenitore convinto della ribellione contro il presidente Bashar al-Assad, ha avuto parole non certo tenere per il Palazzo di Vetro: “Ha perso un bel po’ di creditibilità”, ha detto il presidente Abdullah Gul, citato dall’agenzia Dogan.
Anche la Francia “condivide la frustrazione” dei sauditi, ha riferito un portavoce del ministero degli Esteri.
L’obiettivo principale è realizzare la conferenza di pace Ginevra 2 a metà novembre. Il segretario di Stato Usa John Kerry ha annunciato che martedì prossimo a Londra torneranno a riunirsi gli ‘Amici della Siria’, il cartello internazionale comprendente diversi Paesi occidentali e altri Stati arabi che appoggiano le forze di opposizione al regime di Bashar al-Assad. “Stiamo cercando di far progredire il processo di pace”, ha dichiarato Kerry.
Se l’Arabia Saudita rimarrà ferma sulla decisione di rinunciare al seggio come membro non permanente al Consiglio di Sicurezza dell’Onu, il candidato in prima fila a prendere il suo posto è il Kuwait che era il primo Paese arabo del gruppo Asia-Pacifico, in lizza per sedere in Consiglio nel biennio 2018-2019.
sabato 19 ottobre 2013
TUTTI I SINDACI FRANCESI DOVRANNO CELEBRARE I MATRIMONI GAY
La Corte Costituzionale francese ha deciso di non accettare l'obiezione di coscienza per i sindaci francesi che non vogliono celebrare i matrimoni gay. Una volta vestita la fascia, sono al servizio del paese e devono trattare tutti i cittadini allo stesso modo secondo la legge.
Francia: proposta di legge per affermare che il vino e' parte integrante della cultura della nazione
Proposta di legge al Parlamento di Parigi per ''affermare chiaramente che il vino è parte integrante del patrimonio culturale e gastronomico'' della Francia. ''Il vino, prodotto della vigna, fa parte del patrimonio culturale e gastronomico protetto, in Francia'', si legge nella proposta di legge, presentata dal senatore socialista, Roland Courteau.
UE: AL VIA TRATTATIVE CON CINA PER ACCEDERE MEGLIO AL MERCATO E TUTELA DEGLI INVESTIMENTI. MA SOLO SE SI PUO' RIVENDERE IL NOSTRO VINO
Se ad inizio '900 l'Italia non riusciva a entrare in commercio con i cinesi perché non aveva da offrire loro niente che gli piacesse (il cotone era rimpiazzato dalla loro seta, il vino non piaceva a scapito del saké, la pasta no a scapito del riso, l'olio non sapevano cosa fosse, le loro verdure erano molto differenti eccetera) oggi si é scoperto che i cinesi amano particolarmente il vino.
Proprio per questo il Governo Cinese ha deciso di chiudere il mercato interno al vino prodotto in Italia, Francia e Spagna (i vini migliori al mondo) per poter lanciare quelli prodotti sulle colline della zona tropicale e costiera cinese.
Ecco che quindi l'UE ha deciso di ricominciare gli accordi per gli investimenti fra Cina e i paesi membri solo a patto che il Governo riapra le frontiere al vino prodotto nei tre paesi europei.
SI DEL SENATO AL GASDOTTO TAP
E' arrivato il 17 ottobre il "si" del Senato al TAP, il progetto di gasdotto che tende a portare il gas Azero del Mar Caspio in Europa senza passare dalla Russia i dall'Africa del Nord, ma da Turchia, Grecia e Albania, arrivando ad avere la prima base di stoccaggio in Italia, in provincia di Lecce.
Un 'opportunità per diversificare la provenienza delle fonti energetiche in Europa.
Il gasdotto entrerà in funzione nel 2018 portando 10 miliardi di metri cubi di gas all'anno, per essere raddoppiati l'anno successivo. Sarà lungo 800km di cui 105 sotto l'Adriatico.
Ad esultare per il momento sono soprattutto le aziende che partecipano a TAP, che sono la britannica Bp (20%), la turca Socar (20%), la norvegese Statoil (20%), la belga Fluxys (16%), la francese Total (10%), la tedesca e.On (9%) e la svizzera Axpo (5%). Tutti giganti provenienti da paesi che non ospiteranno il gasdotto (Turchia a parte).
Etichette:
Albania,
Azerbaigian,
Belgio,
Francia,
Germania,
Grecia,
Italia,
Norvegia,
Regno Unito,
Svizzera,
Turchia
domenica 27 marzo 2011
Rinviato l'ingresso di Romania e Bulgaria nell'area Schengen
L’ingresso della Romania e della Bulgaria nell’area Schengen è stato rinviato a data da destinarsi. A deludere le speranze dei dirigenti rumeni e bulgari, che aspiravano ad ottenere il via libera per il prossimo marzo, pare sia l’ostilità di una quindicina di Paesi Membri, con in prima fila l’asse franco-tedesco. Un eventuale ingresso di Bulgaria e Romania nell’area Schengen sembra per le due nazioni «prematuro».
I due paesi balcanici non sarebbero ancora in grado di assicurare la necessaria opera di controllo dei confini dell’area senza frontiere, come dimostrato dal fallimento bulgaro nella gestione della frontiera con la Turchia. Non solo, i ministri criticano il fatto che in entrambi i paesi persista un intollerabile livello di corruzione diffusa e che nel caso della Bulgaria vi sia una consistente presenza del crimine organizzato.
Il Presidente rumeno Traian Basescu ha criticato fortemente il documento e ha accusato Francia e Germania di compiere così un atto di «discriminazione».Le autorità rumene hanno poi respinto le critiche di Parigi in merito alla scarsa sorveglianza dei flussi con la Moldavia, sostenendo che invece il complesso sistema di telecamere lì installato permetta di controllare ogni movimento.
Di tutt’altro profilo la reazione di Sofia. Il Primo Ministro Boyko Borissov ha scelto di non criticare Parigi in occasione della massiccia espulsione di rom bulgari nella scorsa estate, sperando che ciò avrebbe portato a non porre il veto all’ingresso della Bulgaria in Schengen. Nonostante questa speranza sia stata delusa, l’unica reazione ufficiale alla lettera franco-tedesca è stata una dichiarazione di impegno a raddoppiare gli sforzi per raggiungere i risultati richiesti per entrare a far parte dello spazio senza frontiere.
In Bulgaria, il Ministro degli Interni Rumen Petkov, recentemente dimessosi in seguito ad uno scandalo che lo vede legato ad alcuni ambienti mafiosi, ha dichiarato che 30 milioni di euro dei 130 dati dalla Commissione Europea alla Bulgaria per sostenere le procedure di ingresso in Schengen sarebbero stati «rubati». Non solo, la Commissione sta seguendo attentamente un altro scandalo, quello delle intercettazioni di conversazioni private commissionate dal governo di Boyko Borissov senza l’autorizzazione del giudice.Per quanto riguarda la Romania, gli scandali che periodicamente coinvolgono gli agenti doganali (traffico di merci di contrabbando come sigarette, armi, droga, ecc), e la recente riduzione del 40% del loro stipendio che li renderà così ancor più disponibili ad essere corrotti, sono un’altra fonte di preoccupazione a Bruxelles.
Francia e Cina insieme per creare centrali nucleari di 3° generazione da 1.000 MW
La Francia si prepara a sviluppare insieme alla Cina un reattore nucleare di terza generazione di media potenza, intorno ai 1.000 megawatt, nell'ambito di una partnership globale "che riguarderà l'insieme delle attività nucleari civili".
Lo ha reso noto la presidenza francese, in un comunicato diffuso al termine di una riunione del Consiglio per la politica nucleare. Dell'intesa, precisa la nota, faranno parte "la totalità degli attori dell'industria nucleare francese".
domenica 13 febbraio 2011
Il G-20 Tenuto dalla Francia a Cannes
La Nazione che quest'anno sará padrona di casa del G-20, é la Francia. La comunicazione di ieri ha designato l'esatta localitá in cui i politici delle 20 nazioni piú importanti del pianeta si incontreranno: Cannes. Questo significa piú o meno che in realtá il G-20 si terrá in Italia, belli lontani dal centro nevralgico francese, che é Parigi. Non mi é chiaro il perché, ma oltre alle nazioni che di diritto fanno parte del G-20, la Francia ha deciso di invitare anche Spagna, Emirati Arabi Uniti, Singapore e Guinea Equatoriale. Perché? Come osservatori? In qualitá di potenze subregionali? Non lo so...
Al centro del summit presieduto dal presidente francese Nicolas Sarkozy vi saranno la riforma del sistema monetario internazionale, il coordinamento delle politiche economiche e il controllo dei flussi finanziari. Ma si parlera' anche dell'aumento dei prezzi delle materie prime e dei beni alimentari, cosi' come della cooperazione allo sviluppo.
Etichette:
EAU,
Francia,
Guinea Equatoriale,
Singapore,
Spagna
Intervista a Giacomo Sanfelice di Monteforte, Ambasciatore Italiano in India
Vorrei postare uno stralcio di un'intervista di Luigi Caricato al nuovo Ambasciatore d'Italia in India, Giacomo Sanfelice di Monteforte. L'intervista completa, potete trovarla qui: http://www.teatronaturale.it/articolo/10846.html , ma io ho trovato particolarmente interessanti questi punti:
- Caricato chiede all'ambasciatore quali siano le opportunità commerciali dell'Italia in India.
La risposta mi lascia un po' insoddisfatto: l'Italia sarà anche il 4° partner commerciale fra i paesi UE, ma prima di tutti i paesi UE, quali sono gli altri grandi partner commerciali indiani? Mi risulta difficile pensare che USA, Cina, Giappone, Australia e Pakistan non abbiano valori maggiori ai nostri. E soprattutto: il Belgio. Come é mai possibile che un paese così piccolo abbia ancora fette di mercato così immense, soprattutto nei confronti di un paese enorme e dal potenziale immenso?
- Considerazioni sull'India e sull'importanza di queste cifre.
Iscriviti a:
Post (Atom)







