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domenica 10 novembre 2013

Conferenza "Ginevra 2 " per la questione siriana: il 23 novembre



Dopo mesi di discussioni, e dopo aver sfiorato l'interventi americano e francese, è stata stabilita la data per la conferenza di pace sulla Siria, la cosiddetta Ginevra 2: si terrà il 23 novembre e ad annunciarlo è stato il segretario della Lega Araba Nabil al-Arabi su indicazioni dell'inviato speciale dell'Onu Lakhdar Brahimi. La conferenza rappresenterà un momento per tentare di far convergere tutte le parti in conflitto su un governo di transizione.


Protesta curde contro il muro Turchia-Siria anti immigrazione



Centinaia di persone hanno protestato contro la costruzione di una barriera di separazione anti-migranti tra Turchia e Siria annunciata dal governo turco. I manifestanti che hanno partecipato tre settimane fa al presidio organizzato dal filo-curdo Partito della democrazia e della pace (Bdp) a Nusaybin, cittadina nel sud-est della Turchia, sono stati dispersi dalla polizia, che ha fatto uso di gas lacrimogeni e idranti, mentre il corteo cercava di raggiungere la frontiera tra i due paesi. Anche parlamentari e dirigenti del Bdp hanno preso parte alla manifestazione. Circa mille persone hanno dato vita a una protesta "gemella" oltre il confine, in territorio siriano, una zona controllata da luglio dagli autonomisti curdo-siriani del Pyd.

giovedì 7 novembre 2013

Cipro approva basi ONU sul suo territorio



Il governo della Repubblica di Cipro ha approvato la creazione sull'isola di una base di appoggio per la missione congiunta tra l'Onu e l'Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (Opac), incaricata dell'eliminazione dell'arsenale chimico siriano, oltre alla fornitura di servizi per le operazioni di sicurezza della missione stessa. Lo ha annunciato il portavoce del governo di Nicosia, Christos Stylianides.

sabato 2 novembre 2013

USA vendono armi all'Arabia Saudita nonostante il raffreddamento dei rapporti



L'industria bellica statunitense sta per concludere un affare da dieci miliardi di dollari con Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti (EAU). Se il Congresso darà il via libera, come prevede la legge per questo tipo di transazione, Riad e Abu Dhabi acquisteranno munizioni ed equipaggiamenti per gli F16, missili a lunga gittata, bombe guidate e a piccolo diametro (bunker buster bomb), oltre a servizi di assistenza delle Forze armate Usa di stanza nel regno saudita.
Gli ordini dell'Arabia Saudita non sembrano essere stati messi in forse dalla strada imboccata dalla Casa Bianca su Siria e nucleare iraniano, che scontenta gli alleati storici di Washington. La casa reale, assieme agli altri Stati della Penisola arabica, si è molto irritata per l'accordo Usa-Russia sulle armi chimiche siriane, che ha scongiurato un attacco contro il regime di Bashar al Assad. Un rivale che Riad vorrebbe vedere cacciato dal potere e per questo finanzia i gruppi dell'opposizione siriana in quella che per diversi aspetti è diventata una guerra per procura. Quando è stata approvata la risoluzione Onu sulla Siria, il ministro degli Esteri Saud al-Faisal in segno di disaccordo ha cancellato il suo discorso all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite.
Una sorta di rappresaglia economica che ha fatto temere un boicottaggio dei prodotti bellici occidentali da parte di grandi acquirenti come le monarchie del Golfo. Salterebbero commesse miliardarie non soltanto con gli Stati Uniti. E ci sarebbe anche un problema di integrazione dei sistemi bellici cinesi con quelli dell'Alleanza Atlantica, per ragioni di tecnologia differente e ovviamente di sicurezza.
Ma a irritare Riad non è soltanto il dossier siriano. C'è anche l'inatteso disgelo tra Stati Uniti e Iran, nemico giurato delle monarchie del Golfo già ai tempi dello scià, con cui il confronto è aperto in Siria: Teheran è il principale alleato di Assad e di Hezbollah.
Riad non ha gradito l'atteggiamento statunitense verso le rivolte e ha digerito male il sostegno di Washington ai Fratelli Musulmani saliti al potere nel dopo Mubarak. Quando il golpe militare dello scorso luglio ha deposto Morsi, la Casa Bianca ha sospeso gli aiuti, ma è stata subito rimpiazzata da un'iniezione di petrodollari (12 miliardi) arrivati dal Consiglio di cooperazione del Golfo, una sorta di piccola Nato del Golfo.

Famiglie musulmane Kazake importate dallo Stato Islamico dell'Iraq e del Levante in Siria per la Jihad



Il gruppo qaedista dello Stato Islamico dell’Iraq e del Levante sta provvedendo a far giungere in Siria diversi nuclei famigliari dal Kazakistan, alcuni dei quali formati da oltre 150 persone, per unirsi alla jihad e combattere in quello che è ormai il “terzo fronte”, visto che sono sempre più frequenti gli attacchi del gruppo sia nei confronti dei curdi che dell’Esercito libero siriano.
Da notare in particolare gli scontri di ieri con i turchi posti al di là del confine nei pressi della città di Azaz, quelli del 16 ottobre contro i curdi nella provincia di al-Hasakeh, nella parte nord-orientale della Siria, e del 13 ottobre contro l’Esercito Libero Siriano, in cui sono morte 50 persone; il 12 luglio alcuni guerriglieri dello “Stato islamico dell’Iraq e del Levante” hanno ucciso nei pressi di Laodicea (Lattakia) un alto comandante dell’Esercito libero siriano, Kamal Hamami.
Il 25 settembre diversi gruppi dell’opposizione armata dal regime di Bashar al-Assad che si riconoscono nella jihad hanno diramato un comunicato congiunto con il quale si rifiutano di riconoscere “ogni forma di opposizione costruita all’estero, inclusa la cosiddetta Coalizione nazionale o governo transitorio”, al momento guidato da George Sabra.
Oggi in un video diffuso su internet un adolescente kazako ha detto di essere giunto in Siria insieme ai genitori per diventare anche lui un martire dell’islam.
In un altro filmato si vede un kazako, Seif al-Dim, che spiega il “dovere che ha ogni musulmano di aderire alla causa del jihad, per difendere i Paesi islamici quando sono in pericolo”, mentre in un altro video appare uno jihadista che ringrazia Dio per aver “consentito a lui e ai suoi parenti di emigrare insieme in Siria”.

La Guerra civile Siriana sempre più un incubo per la Turchia



La guerra civile siriana sta diventando un incubo per il premier turco Recep Tayyip Erdogan, schierato con i ribelli fin dall'inizio della crisi, convinto che l'ex-amico Bashar al Assad sarebbe caduto rapidamente e sostituito al potere dai "cugini" sunniti, i Fratelli Musulmani. Ma dopo due anni di guerra civile e oltre 100mila morti nulla e' andato secondo le previsioni di Ankara.
Assad non e' caduto, anzi con l'appoggio dall'Hezbollah sciita libanese sta tornando alla vittoria.
Nonostante gli sforzi di Ankara non c'e' stato un intervento militare a guida Usa contro Damasco. La crescita di Al Qaida ha spaventato Washington.
I curdi siriani hanno preso il controllo di parte del Nord e vogliono dichiarare una entita' autonoma, che un giorno potrebbe inserirsi in un Grande Kurdistan che rivendicherebbe il sud-est curdo della Turchia.
I ribelli "ufficiali" dell'Els, vicini ai Fratelli Musulmani, sono sempre piu' deboli e meno rappresentativi: altri 60 gruppi della resistenza si sono appena dissociati. Gli 11 piu' forti si sono gia' alleati ad Al Qaida con l'obiettivo comune di fondare un Califfato basato sulla Sharia. E buona parte della zona lungo il confine turco sta passando, fra denunce di atrocita', sotto il controllo dei due gruppi di Al Qaida, il Fronte al Nusra e lo Stato islamico di Iraq e Siria (Siis), facendo squillare tutti i campanelli d'allarme ad Ankara.

Insomma la Turchia scopre di avere ora oltre frontiera una sorta di "nuovo Afghanistan". Il leader dell'opposizione Kemal Kilicadaroglu accusa Erdogan e la sua linea siriana "settaria" di essere responsabile del disastro. Doppiamente: secondo l'opposizione, ma anche per i curdi siriani, che combattono contro i qaedisti, Erdogan, in nome del principio che chiunque combatta Assad va sostenuto, ha appoggiato anche i miliziani della jihad, consentendo il libero passaggio di uomini, armi e soldi attraverso il confine.
La Turchia, ha detto nei giorni scorsi Human Right Watch, rischia perfino di essere chiamata in causa per le atrocita' di Al Qaida in Siria.

Fondi europei per i profughi siriani in Libano



L'Unione europea ha deciso di stanziare altri 70 milioni di euro per aiutare i piu' poveri dei rifugiati siriani in Libano a superare l'inverno. Lo ha annunciato la responsabile della delegazione della Ue a Beirut, Angelina Eichhorst, durante un incontro degli ambasciatori dei Paesi europei con il presidente della Repubblica, Michel Sleiman.

Complessivamente, ha aggiunto Eichhorst, le istituzioni europee e i Paesi membri hanno già stanziato 500 milioni di euro per aiutare il Libano - Paese con circa quattro milioni di abitanti - a far fronte ad un'invasione di 800mila profughi dalla Siria negli ultimi due anni. Durante l'incontro di oggi è stata esaminata anche la situazione della sicurezza del Libano, minacciato dalle tensioni tra fazioni favorevoli e contrarie al regime siriano, sfociate più volte in scontri armati e attentati.

sabato 19 ottobre 2013

UN MURO FRA BULGARIA E TURCHIA PER BLOCCARE L'IMMIGRAZIONE SIRIANA


Un muro al confine con la Turchia per impedire l’ingresso di rifugiati siriani. Così il governo bulgaro cerca di arginare l’ondata di migranti che dalla Siria raggiunge il Paese. La barriera si estenderà per 30 chilometri e sarà alta tre metri. La decisione è stata presa dal Consiglio dei Ministri di Sofia mercoledì. Il muro sarà costruito nei pressi di Elhovo, nel sudest della Bulgaria, la zona più difficile da controllare lungo il confine di 259 km con la Turchia, dove passano l’85% degli immigrati irregolari. Secondo i dati ufficiali sono arrivati in Bulgaria più di 6.500 rifugiati siriani. Per il governo saranno 11 mila entro la fine dell’anno e Sofia chiede all’Unione europea l’equivalente di 5 milioni di euro al mese per affrontare l’emergenza.