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lunedì 25 novembre 2013
L'Irlanda potrebbe non avere bisogno di credito per uscire dal piano di salvataggio internazionale
Dopo l’incontro del 28 ottobre con il Fondo monetario internazionale, il ministro delle finanze irlandese Michael Noonan ha dichiarato che il paese potrebbe non chiedere una linea di credito precauzionale quando uscirà dal piano di salvataggio della troika alla fine dell’anno.
Noonan ha spiegato che la misura potrebbe non essere necessaria perché all’inizio del mese è emerso che grazie al programma di austerità l’Irlanda ha accumulato riserve per 25 miliardi di euro e ha abbassato il rendimento dei bond al 3,5 per cento, riporta l'Irish Times.
Il ministro ha aggiunto che la decisione finale sulla strategia di uscita dal bailout sarà presa dopo la formazione del nuovo governo tedesco, probabilmente dopo il congresso dei socialdemocratici a novembre.
venerdì 25 ottobre 2013
IN QUALCHE MODO L'IRLANDA NON é PIù UN PARADISO FISCALE PER LE AZIENDE
In Irlanda le aziende pagano una corporate tax del 12,5%. La più bassa di tutta l'UE. E una delle più convenienti al mondo, paradisi fiscali a parte. Certo, questo rende la Repubblica d'Irlanda in qualche modo un vero e proprio paradiso fiscale.
Oltre a questa tassazione agevolata, un lasso nella normativa irlandese permette alle aziende apolidi e cioé che non hanno sede di gestione in Irlanda, di non pagare le tasse nel paese. Inoltre, se un'azienda é solo registrata in Irlanda, ma non direttamente gestita da lì, non é tenuta a pagare le tasse all'Irlanda.
Ecco che grandi colossi come Apple sono registrati in Irlanda ma mantengono la loro sede... Dove? Ufficialmente da nessuna parte, anche se materialmente tutti sanno che é a Cupertino, in California.
Gli USA hanno calcolato che questo giochetto che Apple può fare grazie a un occhio chiuso che l'Irlanda continua a tenere, gli é costato più di 50 miliardi di dollari di tasse in un anno.
Va da sé che Apple é il caso più eclatante, ma per quante innumerevoli aziende é successa la stessa cosa?
Ecco quindi che nonostante molteplici sforzi dell'UE di far coprire ai legislatori irlandesi questa falla nella normativa dell'isola verde, ci é sono riusciti solo gli USA, a seguito evidentemente di pressioni.
Nonostante ciò il cambiamento porterà a una non risoluzione del problema, in quanto il paese non consentirà più a società registrate a Dublino di non dichiarare un indirizzo di residenza fiscale, ma ciò porterà le grandi corporate solo a pagare le tasse irlandesi, che sono al 12,5%, una cifra decisamente più vantaggiossa rispetto a quella di tutti gli altri paesi avanzati.
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